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Quattro Chiacchiere Su Java

di FabrizioGianneschi, Maggio 2004
pubblicato su http://www.programmazione.it



Nato nella prima metà degli anni Â’90, Java ha avuto un rapido e travolgente sviluppo, grazie al fatto di aver messo in opera per la prima volta, e con grande successo, il concetto di write once, run everywhere, ovvero lÂ’aver reso il codice indipendente dal sistema su cui avrebbe girato.
Dalle prime e semplici applet, Java ha ormai raggiunto fama e dimensioni tali da poter essere ritenuta senzÂ’ombra di dubbio LA piattaforma riferimento nello sviluppo del software, o perlomeno una delle più importanti.
Ciò è particolarmente vero a proposito della rete Internet, con la quale Java ha condiviso il periodo di massima crescita. Java è un linguaggio nato per e con la rete, portando con sé, in maniera nativa, i concetti di sicurezza, scalabilità, portabilità.
Vi invito a provare con mano i benefici, la bellezza di Java: da J2SE, la versione base, a J2EE (quella “enterprise”) passando per il wireless ed i web services.

Gli ultimi mesi hanno portato molte novità per Java. In primo luogo, lÂ’uscita della nuova versione del JDK (Java Development Kit, giunto alla v.1.5), attualmente disponibile in versione beta (http://java.sun.com/j2se/1.5.0/download.jsp), porta con sé numerose modifiche al linguaggio stesso. Oltre ai soliti miglioramenti generali, stavolta si tratta soprattutto di nuove funzionalità o costrutti del linguaggio che prima non esistevano, quali ad esempio il supporto ai generics, lÂ’autoboxing ed una sorta di foreach per scorrere più semplicemente gli elementi di una Collezione.
Si può senzÂ’altro affermare che si tratta del più rilevante balzo “in avanti” del linguaggio stesso sin dai tempi dellÂ’uscita di Java 2.

Intanto anche J2EE (http://java.sun.com/j2ee/), lÂ’insieme di API Java per lo sviluppo “Enterprise”, si aggiorna e passa alla versione 1.4. Sotto la spinta del mercato e delle aziende, i “web services” entrano a far parte di J2EE in maniera ancor più integrata che in precedenza, insieme a grossi passi in avanti delle tecnologie più affermate come JSP (che passa alla versione 2.0, dalla sintassi “leggera”, molto simile a PHP, integrando JSTL), Servlet ed EJB, i componenti distribuiti del mondo Java.
J2EE è la punta di diamante di tutta la piattaforma Java: un successo che dura dal 1998 e non sembra diminuire, neppure con lÂ’uscita di .NET di Microsoft, col quale rivaleggia.

Sempre dalla SUN, vi segnalo anche lÂ’uscita di un nuovo ambiente di sviluppo che sembra veramente interessante, perlomeno per lÂ’incremento di produttività che gli sviluppatori web dovrebbero ottenere dal suo utilizzo. Basato sulle ultimissime novità quali le JSF (Java Server Faces), il Sun Java Studio Creator (http://developers.sun.com/prodtech/javatools/jscreator/index.jsp) tenta di inserirsi nel settore degli IDE, che vanta competitori come il JBuilder, NetBeans ed il grande successo open source Eclipse (http://www.eclipse.org/).

Parlando di Open Source, nellÂ’ultimo periodo è tornato in auge il dibattito sullÂ’opportunità o meno di rendere Java libero da qualsiasi copyright. Molte persone, anche molto autorevoli come Eric Raymond (http://www.catb.org/~esr/writings/let-java-go.html), sostengono che SUN dovrebbe “liberare” Java da qualsiasi vincolo legale e renderlo di pubblico dominio, in favore della comunità internazionale. Costoro sostengono che Java abbia ormai raggiunto una dimensione così importante che non sia più il caso di lasciarlo legato alle vicende della SUN, nellÂ’ultimo periodo un poÂ’ altalenanti. Così comÂ’è, Java è costretto a seguire, nel bene o nel male, le sorti dellÂ’azienda che lo possiede, con gravi pericoli per chi investe su di esso. Ci si domanda infatti cosa potrebbe succedere se qualcuno acquistasse SUN o, peggio, questa fallisse: CÂ’è chi sostiene che in tal caso vi sarebbe subito un altro importante soggetto (IBM) a rilevare il tutto, perciò ci sarebbe da stare tranquilli. In ogni caso, un eventuale passaggio allÂ’open source risolverebbe tutti i problemi.
SUN, dal canto suo, conferma il suo supporto allÂ’open source su più livelli, ma ovviamente non ha la minima intenzione di privarsi della sua stella. Staremo a vedere.

Non posso tuttavia evitare di commentare un importante avvenimento accaduto allÂ’inizio di Aprile, e cioè lÂ’accordo tra SUN e Microsoft (per fortuna lÂ’annuncio è stato dato il 2 Aprile, altrimenti sarebbe stato difficile non scambiarlo per un classico “pesce dÂ’Aprile”).Come saprete, negli ultimi anni i due colossi si sono dati battaglia più nelle aule dei tribunali che sul mercato, proprio a causa di Java. SUN, detentrice del copyright sul linguaggio, ha sempre accusato Microsoft di aver distribuito versioni della propria Java Virtual Machine non conformi alla specifica, e di avere ostacolato la diffusione di Java negli ambienti Windows.

Le cause legali hanno sottratto parecchie risorse ad entrambi, in una guerra quasi “di religione” che ha portato, da un lato, il titolo SUN a perdere parecchi punti in borsa; dall’altro, ad accrescere le malelingue descriventi Microsoft come “mostro tritatutto” che si fa beffe della concorrenza e del mercato grazie soprattutto a plotoni di avvocati.

LÂ’accordo ha messo finalmente fine alle beghe tra le due aziende: Microsoft pagherà quasi 2 miliardi di dollari a SUN e sÂ’impegnerà quanto prima a riattivare il supporto Java sotto Windows. I comunicati ufficiali parlano dÂ’estrema soddisfazione da entrambe le parti, che si avviano addirittura a collaborare a livello tecnico (specialmente sui web services) e scambiarsi vari brevetti.
Per SUN, una bella iniezione di denaro fresco da investire nuovamente in ricerca e innovazione; per Microsoft, la tranquillità di non avere più rogne dai tribunali (Mario Monti permettendo) e la prospettiva di sviluppare ulteriormente la piattaforma .NET, magari in collaborazione ancora più stretta con J2EE.
L’accordo sancisce dunque una sorta di “pax informatica” dai cui seguiti potrebbe beneficiare tutto il settore dello sviluppo software.
Non tutti sono di quest’avviso: parecchie voci che circolano in rete (principalmente dal lato Java) criticano fortemente la scelta di SUN, accusandola “di essersi venduta” al nemico e soprattutto, di fatto, di aver “venduto” Java e tradito la sua base. Alcuni danno per scontato un imminente “Java.NET” o, peggio, la morte di Java stesso, dato l’abbandono di personaggi del calibro di Rich Green (http://www.programmazione.it/index.php?entity=enews&idNews=9253&idArea=1) subito dopo l’accordo.

Nulla di più sbagliato, credo.

LÂ’accordo consente a SUN di concentrarsi maggiormente sui propri prodotti, sulle nuove tecnologie e, soprattutto, sul rinnovato accesso al mondo Windows, dal quale Java ha solo da guadagnare. Java e J2EE hanno dimostrato sul campo (e non nei tribunali) la loro validità; il supporto della quasi totalità delle grosse aziende mondiali (IBM, Bea, HP, Bull, Novell...) ne garantirà la solidità e la durata nel tempo.
Se volete farvi unÂ’idea, leggete come James Gosling (il papà di Java, http://today.java.net/jag/page7.html#59) commenta lÂ’accordo.

Prossimi avvenimenti:


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