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Better Faster Lighter Java

  • Autore: Bruce Tate, Justin Gehtland
  • Data: Giugno 2004
  • Prezzo: 34.95 $
  • Pagine: 256
  • Editore: O'Reilly
  • Rating:


Recensione di: PierangeloCaboni

A partire dalla constatazione del crescente numero di insuccessi di progetti Java, gli autori di Better, Faster, Lighter Java ne analizzano le cause e propongono cinque principi fondamentali, la cui messa in pratica può aiutare ad evitare il bloat, la crescita incontrollabile del codice.

A ciascuno di tali principi è dedicato un capitolo:
  1. la semplicità (keep it simple);
  2. il disaccoppiamento delle funzionalità tra componenti (do one thing, and do it well);
  3. la trasparenza (strive for transparency);
  4. lÂ’estensibilità, intesa, in generale, come la possibilità di adattare il codice a nuovi requisiti, magari imprevisti (allow for extension);
  5. il prestare molta attenzione alla tecnologia da impiegare in quanto condiziona, in modo spesso irreversibile, il ciclo di vita del progetto (you are what you eat);
Non si tratta di una semplice elencazione di buoni consigli o buone tecniche di programmazione: per ciascuno dei principi viene fornita una giustificazione della loro validità (anche mostrando situazioni critiche dovute alla loro non adozione) e, soprattutto, vengono indicate delle tecnologie, attuali, che ne consentono lÂ’implementazione.

Tra queste, uno spazio rilevante viene riservato a due framework, relativamente giovani, Hibernate (un framework per la gestione trasparente della persistenza) e Spring (un lightweight container e framework per lÂ’accesso a servizi J2EE), che, come si sforzano di evidenziare gli autori, sono stati progettati seguendo i principi suddetti e consentono ai programmatori di poterli mettere in pratica.
Due capitoli sono riservati ad illustrare lÂ’utilizzo dei principi e delle tecnologie proposte su alcuni esempi di applicazioni sufficientemente significative (tra cui il famoso jPetStore).

Il libro si chiude con una rapida panoramica sulle tecnologie che si stanno affermando o affacciando nel mondo Java: molta attenzione e fiducia è riposta nellÂ’open source, ancora libero di muoversi senza i vincoli dei grossi produttori di software, quasi obbligati (o condannati?) a proporre al mercato dei bloat drivers.

Il libro, pubblicato in un momento in cui incominciano ad emergere le crescenti difficoltà che i programmatori Java stanno incontrando nel governare la complessità di tecnologie e frameworks sempre più complessi e invasivi, ha, in primis, il grosso merito di rendere manifesta e affrontare questa situazione in modo esplicito: non è un caso che la frase di apertura del libro sia "Java development is in crisis".

Confrontarsi con la lettura di Better, Faster, Lighter Java vuol dire, in certi momenti, mettere in discussione alcune presunte certezze circa consolidate metodologie di lavoro: ritengo che ciò sia un motivo sufficiente per leggerlo.
Ma non il solo: è una finestra spalancata sulle ultime novità che caratterizzeranno la tecnologia Java nel prossimo futuro (vedi Hibernate e Spring) e, benché non trattate in maniera esaustiva (ma del resto non rientra tra gli obiettivi degli autori), permettono di avere un quadro sufficientemente chiaro e completo.
Chi è interessato alla sua lettura non deve quindi aspettarsi un libro che ti prende per mano e ti segue passo passo per spiegarti come usare i metodi o i pattern che sottendono un qualche nuovo framework, ma piuttosto un luogo virtuale dove poter confrontare le proprie idee e tecniche di programmazione.




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